REFERENDUM DI OTTOBRE IN LOMBARDIA E VENETO Perché ci riguarda tutti e perché voterei Sì alla richiesta di maggiore autonomia

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Gli elementi di riferimento sono: lo stato attuale del disegno europeo, il divario Nord/Centro-Sud. Con questi appunti provo a buttare lo sguardo oltre il quotidiano, ma poi non così tanto dal perdere l’ancoraggio con tendenze chiaramente in essere.
1 il disegno europeo che noi continuiamo a raccontarci in modo molto edulcorato non è mai nato e non nascerà mai. Quando si è trattato di far fare un salto di qualità all’idea di una cittadinanza europea inserita nel contesto di una Costituzione europea e conseguentemente governata da poteri europei legittimati democraticamente, il castello di carte è venuto giù in un attimo.
2 Esiste una eurozona disegnata sul marco e che si porta dietro tutti i vincoli imposti dalla Germania che ha dato vita ad una moneta che da un lato ha tolto autonomia ai poteri politici democratici delle singole nazioni e dall’altro è guidata da poteri assolutamente non rispondenti ad alcuna legittimazione. L’euro così come è stato pensato ed attuato è strumento funzionale solo ai grandi poteri finanziari ed ha finito per essere un grimaldello formidabile per far passare l’idea che la democrazia in Europa è un limite e non una risorsa, tant’è che si è giunti ad un referendum in Grecia per cui il governo di quel paese ha avuto un mandato che lo stesso governo ha dovuto totalmente disattendere.
3 Quanto questo abbia inciso nel far crescere i movimenti così detti populisti e ancor di più a scardinare i sistemi di protezione sociale frutto di un secolo di evoluzione democratica è sotto gli occhi di tutti. Anche la gestione delle emergenze bancarie gonfie di crediti inesigibili risponde a questa logica . A me pare evidente che la relativa flessibilità dimostrata dall’ Europa/Germania sulle banche Venete sia dovuto esclusivamente al fato che la stessa Germania dovrà fare i conti fra poco con la crisi di Deutsche Bank.
4 Chi detta i ritmi del gioco, quindi è chiaramente la Germania che è un paese straordinariamente forte economicamente e ancor di più “psicologicamente”. Recentemente mi sono trovato in un consesso dove un illustre personaggio di grande qualità intellettuale e scientifica si chiedeva. “ma perché la Germania costringe i suoi cittadini ad una vita tanto grama, a sotto salari, a tagli alla spesa sociale, quando ha un avanzo primario così alto e una bilancia commerciale impressionante?” Mi permisi di dire: forse la ragione sta nel fatto che quel popolo ha un disegno geopolitico ovvero trasformare l’Europa in una grande Germania. Ovvero l’unico modo per un paese di grandi ambizioni ma troppo piccolo per stare in modo vincente in un mondo futuro dove quelle che conteranno saranno le “nazioni-mondo”: USA, Cina, India, Russia, Brasile, forse Nigeria, Sud Africa, Turchia, e appunto l’ “Europa tedesca”. I modelli di cooperazione fra nazioni conteranno ma non saranno che un corollario di nazioni che si reggono sulle loro gambe per dimensione territoriale, della popolazione, della produzione di innovazione e di beni. Anche ciò che c’è oltre l’eurozona legittima questo scenario essendo paesi dell’ex blocco sovietico dipendenti dal sistema economico tedesco ancor prima che dalle istituzioni europee.
6 Molti analisti sottolineano come questo processo ormai avanzato trovi più che dubbiosi gli USA e la “brexit” non sarebbe altro che una conseguenza del legame indissolubile fra Gran Bretagna e USA, tanto che si parla di un vero e proprio braccio di ferro fra l’amministrazione americana e quella tedesca. Le battute di Trump sui dazi da imporre alle auto tedesche che invadono il mercato americano è solo uno dei sintomi di nervosismo in atto, l’altro è il diverso approccio fra i due nei confronti della Russia.
7 Personalmente ritengo che, considerato il modello di democrazia oligarchica degli USA, il loro far dipendere le scelte politiche da un peso abnorme della CIA e del Pentagono e ancor di più il loro modello di protezione sociale e di relazioni umane fondate sull’egoismo individuale, più stiamo lontano da quel modello e meglio è, quindi se dovessi scegliere non avrei dubbi: fra un Europa scardinata dal potere americano e una Europa tedesca sceglierei questa seconda.
8 Con la Germania condividiamo un sistema democratico parlamentare, veniamo da una storia, ad oggi in crisi ma non irripetibile, di grandi partiti politici popolari con conseguente ampio coinvolgimento dei cittadini nella vita politica, condividiamo un modello di protezione sociale e di diritti universali nel campo della salute e della istruzione, condividiamo il ruolo di grandi organizzazioni sindacali in merito ai diritti dei lavoratori. Quindi senza scomodare la comune matrice cristiana non avrei alcun dubbio su dove collocare l’Italia strategicamente.
9 E’ del tutto evidente che, complici le attuali regole europee, sia la destra ad egemonizzare il campo anche in Europa ma questo è un altro discorso. Penso che anche la destra più ottusa in Germania non riuscirebbe a vincere le elezioni al grido di un “reaganismo” spinto come avvenne invece negli USA e in Gran Bretagna.
10 La dimensione della crisi è stata ed è tale in tutta Europa che una scelta si impone. Così non si può andare avanti. O si ridimensiona il disegno europeo e si abbandona l’euro, cosa possibile e da alcuni auspicata , ridando autonomia e flessibilità alle singole nazioni e alle loro rispettive politiche economiche, oppure si rilancia il disegno europeo, magari, come si è detto, a due velocità. Il che comporta che il nucleo forte oltre alla moneta dovrà contare su istituzioni democratiche vere, e di politiche comuni in materia non solo di difesa, cosa di cui si sta parlando, ma di giustizia, di modello sociale , di politica estera, di valore dei titoli di studio, di ricerca scientifica. Questo nucleo forte, fatemelo dire senza tanti eufemismi o sarà a guida tedesca o non sarà e per fare in modo che questa guida tenga conto dei contrappesi territoriali dovrà essere organizzata su un modello federale.
11 Potrebbe l’Italia sottrarsi a questa scelta? Potrebbe optare per un affascinante arrivederci all’Europa per convergere su un disegno mediterraneo assieme a Grecia, Spagna puntando ad una nuova alleanza con paesi come il Marocco, la Tunisia, l’Algeria, L’Egitto, e domani la Libia? Sarebbe molto affascinante ma ci sarebbe un MA enorme.
12 L’Italia si spezzerebbe, il Nord dal Piemonte al Veneto, dalla Lombardia alla Liguria alla Emilia Romagna chiederebbero di staccarsi per rimanere agganciati alla Europa tedesca con la quale i vincoli economici e i livelli di ricchezza e di produzione sono molto simili e molto interconnessi.
13 Si riaprirebbe la Questione settentrionale che in verità non è mai stata chiusa. Anzi oggi dopo aver vissuto i picchi più drammatici della crisi siamo ai livelli più alti di separatezza fra Nord e Sud in termini di reddito, di aspettativa di vita, di istruzione, di abbandoni scolastici, di disoccupazione, di disoccupazione giovanile, di famiglie in stato di povertà assoluta e relativa. Poi come se non bastasse è come se il Sud si fosse esteso ad ampie zone del centro Italia segnalate recentemente dall’Istat come quelle in fase più rapida di impoverimento anche rispetto al mezzogiorno.
14 Il fallimento dello stato nazionale nel saper affrontare questo divario e riconnettere parti sempre più separate del proprio territorio è stato clamoroso e totale e ancor più marcato in questi 10 anni di crisi. La tecnocrazia europea ( irresponsabile democraticamente) ha spinto ad abbandonare quel poco di politica autonomista che si era avviata e iscritta nel nuovo titolo V della Costituzione; si è tornati alla logica della centralizzazione, del trattare in modo eguale realtà diseguali, anzi nella smania di “defiscalizzare”, “de contribuire”, per dare ossigeno alle aziende si è finito per dare migliaia di miliardi alle imprese che sono al Nord e penalizzare il centro sud, e se si guarda la foto dei pochi investimenti infrastrutturali finanziati è davvero deprimente. Se poi a questo si aggiunge il vento della demagogia che ha cominciato a soffiare sempre più forte si vedrà come anche tutta la politica dei bonus si è mossa in controtendenza rispetto al bisogno di infrastrutturare il territorio meridionale di servizi alla persona e alla famiglia. Tutto questo si è cercato addirittura di codificarlo in Costituzione con il referendum del 4 dicembre scorso, per fortuna clamorosamente battuto.
15 Per il nostro modello politico nazionale come storicamente si è consolidato è ancora troppo allettante tenere il Sud in una condizione assistenziale, controllabile dai potentati politici legati a poteri occulti e criminali. La sfiducia fra la popolazione fa il resto. Una gestione europea della questione Sud ci farebbe solo bene.
16 Il discorso federalista si riproporrà dunque, e non perché il 4 dicembre hanno vinto i NO ma perché esso è strettamente connesso al disegno di rilancio dell’Europa su basi politiche democratiche anche se questo significherà accettare l’egemonia tedesca.
17 Non vedo alternative: o aderiamo al disegno di rilancio europeo su basi federali e allora bisognerà organizzarsi per macro regioni europee con diversi livelli di autonomia e destinatarie di politiche differenziate affinchè quelle più in difficoltà imparino a stare in piedi sulle loro gambe man mano che vengono aiutate a recuperare i loro ritardi; oppure diciamo ciao all’Europa, almeno al nucleo più forte e allora il referendum prossimo non sarà quello che ci viene proposto ad ottobre dalla Lombardia e dal Veneto e che io trovo essere una testimonianza politica del tutto sensata, ma un vero referendum secessionista come quello che da anni il paese Basco sta covando in Spagna.
18 In questo scenario il Sud oltre che ad essere incentivato dall’Europa alla sua ripresa potrà essere anche quel molo europeo nel cuore del mediterraneo che la natura gli ha assegnato, diventando di grande interesse per l’Europa intera rispetto alla strategia straordinariamente lungimirante che la Cina ad esempio sta sviluppando su tutto il tema della portualità e delle nuove vie della seta.
Sono ragionamenti astratti ? Non credo . Certo possono essere ragionamenti sbagliati, ma quello che sta accadendo nel mondo mi pare così dirompente che solo collocando il proprio destino dentro al vortice può essere possibile intravedere uno spicchio di cielo.

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