Il segno + della manovra

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a. La legge di stabilità è legge del Governo. Il Parlamento dovrebbe verificarne la coerenza con il Documento di Economia e Finanza e poco più. In verità non è così, o meglio non è del tutto così,sia perché il DEF a mio parere è ancora troppo generico, sia perché il nostro tipo di Parlamento è eletto con presupposti politici settoriali/ corporativi e non riesce a stare sulle linee generali, deve strappare favori per quella o quell’altra categoria o settore della società. La società, questa sconosciuta, che, sbagliando, siamo ormai propensi a pensare solo come un ammasso di sessanta milioni di individui tutti singoli che sta tutto il giorno su FB. Invece non è così, i poteri strutturati esistono eccome! Questo punto non viene analizzato abbastanza e fa comodo a tutti in un paese dove l’idea di interesse nazionale emerge solo infondo ai ragionamenti che in primo piano hanno sempre l’interesse settoriale e corporativo. Eppure è un dato strutturale della politica italiana che ha preceduto la nascita dei grandi partiti, è stato solo in parte e faticosamente contenuto nel massimo del potere di questi ultimi ma ha continuato comunque ad essere lievito del potere ininterrotto della Democrazia Cristiana che stabiliva da palazzo Chigi con essi un rapporto diretto anche tramite la propria articolazione interna in correnti.  Infine con la crisi dei partiti successiva a “tangentopoli” hanno ripreso il dominio totale del campo con una politica che ha sempre più accorciato la propria visione a quotidianità. Altroché rivoluzione liberale! Siamo in un contesto in cui ognuno coltiva la sua fascia di esenzione, di elusione, di decontribuzione, di defiscalizzazione, di incentivazione e lo fa attraverso il Parlamento solo quando non è stato sufficiente passare per Palazzo Chigi che su questo sistema può sguazzare tranquillamente in assenza di partiti capaci di visione e di fare battaglie politiche autonome nonché grazie all’uso del voto di fiducia che diventa il timbro sul massimo livello di equilibrio compromissorio possibile fra Governo e i poteri strutturati.  E se schiacciati sotto questo peso corporativo finiscono i cittadini, le classi più deboli che non hanno avuto mai potere o quelle che lo hanno perduto fa parte del darwinismo sociale che ormai spadroneggia nella politica. Questo è un ottimo argomento per spiegare, perché Giarda, Bondi, Cottarelli e ora Perotti hanno mollato la presa sulla spending review; quanto sia urgente che il Parlamento ripensi se stesso e quanto è evidente che il Governo si approfitti di questo stato di cose per forzare il suo potere sugli altri poteri costituzionali.
b. Questa legge di stabilità è dopo molti anni la prima con il segno + , la legge di stabilità, che nelle intenzioni del Governo che la propone, deve segnare la ritrovata fiducia di un paese piegato come pochi dai colpi tremendi della crisi. E’ giusto che sia questo Governo a prendersi quei pochi meriti che la politica può legittimamente rivendicare. Meriti che ad onore del vero andrebbero equamente distribuiti con Draghi e con chi, nel recente passato, si è preso l’onere di decisioni che avranno anche salvato l’Italia dal baratro ma hanno sconvolto la vita di migliaia i migliaia di persone, portandone alcune, è giusto ricordarlo con profonda amarezza, anche al suicidio. Penso alla scelta di non pagare per anni di debiti delle amministrazioni verso le imprese arrivando ad accumulare qualcosa come circa 80 miliardi di euro di arretrato, penso al blocco per sei anni dei contratti del pubblico impiego, penso a chi ha dovuto vivere di cassa integrazione e ancor di più a chi è drammaticamente scivolato nelle disoccupazione, alla famigerata riforma delle pensioni, penso al blocco degli investimenti con conseguenti effetti sulla vita quotidiana in termini di mancata manutenzione, scuole fatiscenti, ospedali invecchiati, tecnologie non rinnovate. Solo per rammentare qualche episodio. Qualche merito l’avranno avuto anche i sindacati che hanno cercato di tenere unito un paese che poteva tranquillamente scivolare verso uno scontro di grandi proporzioni: la benzina non mancava! Ma anche nella disgrazia il peso non è stato distribuito su tutte le spalle in modo equanime. C’è chi ha sofferto molto, chi poco, chi c’ha guadagnato! Allora la legge di stabilità del cambio di passo va misurata su questo parametro: a chi allevia il peso? A chi da opportunità?
c. Quello che mi interessa è, come sempre, mettere qualche puntino sulle “ ì “ perché se una piccola opportunità c’è essa deve essere messa a frutto davvero senza per questo vendere lucciole per lanterne, con grande senso della verità; evitare che la demagogia debordi in funzione di un popolo presunto idiota che idiota invece non è evitando di strombazzare slogan che mi davano fastidio da ragazzino e che adesso proprio non sopporto. Che appena finito il Consiglio dei Ministri che ha dato il via libera alla manovra ci si presenti in sala stampa e si elenchino alcuni titoli ( slogan appunto) nel modo più convincente possibile è del tutto comprensibile, anche perché i ministri compreso il presidente del Consiglio in quel frangente ( è bene saperlo e che nessuno si scandalizzi) della manovra conoscevano poco più che i titoli essendo la manovra ancora tutta da scrivere da parte dei tecnici. Che quei titoli vengano ancora ripetuti a pappagallo è invece meno tollerabile perché adesso qualcuno la legge di stabilità ha cominciato a leggerla e a fare degli appunti oggettivi cui bisogna rispondere. Gli appunti che trovo più interessanti sono quelli frutto dell’attento lavoro degli uffici studi di Camera e Senato ( il dossier è sul sito della Camera e del Senato). Mi interessa dire con forza che in una democrazia che ci siano dei tecnici che in virtù della tanto criticata autodichia della istituzione per cui lavorano possono fare le pulci ad un provvedimento così importante del Governo ( l’hanno fatto con tutti i Governi) lo trovo di grande valore democratico. Mediti chi vorrebbe che anche i funzionari della Camera e del Senato diventino dipendenti pubblici come gli altri ministeriali . Mediti sul fatto che un dipendente di un ministero, interno o finanze, affari regionali o funzione pubblica, lavoro o infrastrutture, vede le stesse cose che vedono i funzionari della Camera e del Senato ma non può scriverle e metterle a disposizione del legislatore perché dipende, DIPENDE, da quel Governo. E questa libertà non la troviamo al mercato fa parte di quegli equilibri costituzionali che qualcuno reputa obsoleti, vincoli insopportabili alla democrazia del fare ma per fortuna resiste in Parlamento e poi nella Corte dei Conti e in quella Costituzionale. Chiedo scusa per la divagazione ma ci tenevo troppo a far capire questo passaggio. (colgo l’occasione per dire che lo stesso vale per i vari prefetti e i commissari nominati qui e la. Chi li preferisce a chi è democraticamente eletto mediti sempre che si deve trattare di casi davvero eccezionali perché i prefetti dipendono dal ministero degli interni e i commissari dal Governo e non possono avere in alcun caso la stessa autonomia di un organo democratico, anche solo per difendere le comunità che sono chiamati a servire).
d. “Per garantire la felicità dei cittadini bisogna rafforzare il welfare. Perché essere felici è una questione sociale più che psicologica” Bellissimo questo titolo della rivista Internazionale del 6/12 novembre. Io le finanziarie le ho sempre misurate così. Per questo io trasalisco quando leggo il dibattito sulle risorse per la sanità. Vi era un patto per la salute sottoscritto da Governo e regioni? Sì. E’ necessario per le Regioni poter contare su una programmazione delle risorse per poter organizzare i servizi? Assolutamente Sì! Quand’è che un patto fra istituzioni si può rimettere in discussione? Quando le condizioni oggettive dell’economia del paese e dei suoi conti pubblici peggiorano! I conti e l’andamento dell’economia sono peggiorati dal 2014? Il Governo dice urbi et orbi che certamente NO! Anzi dice che è premessa di questa legge di stabilità che le cose stiano andando meglio! Allora perché non si rispetta il patto e si tagliano due miliardi alla sanità? Per me questo è l’abisso: l’idea che basti lasciare qualche euro in più nelle tasche di qualche categoria perché le cose ricomincino a girare, e se i servizi vanno in malora non importa. In questo senso per me non è una piccola cosa che si preferisca togliere l’imposizione fiscale sulla prima casa, per me è semplicemente intollerabile perché togliere circa tre miliardi dalla disponibilità del bilancio pubblico allargato in un paese che è diventato più triste e più povero lo trovo un insulto alla intelligenza e alla miseria. C’è la Sanità, ci sono gli asili nido, i servizi per gli anziani, per i disabili. C’è la grande questione di una misura universale di contrasto alla povertà. Solo spostando l’attenzione dai “bonus” ai servizi si può cambiare verso rispetto al ventennio berlusconiano altrimenti si perpetua una ricetta che ha una chiare matrice e non è la mia. E che dire dei comuni? Si dicono soddisfatti perchè ci sarà un significativo sblocco degli investimenti e fanno bene a gioirne. Ma quando si dicono contenti del fatto che gli verrà restituito integralmente il mancato gettito dell’imposta sulla casa, non li capisco più. Deve essere la Banca d’Italia a ricordare loro che così si ingessano i bilanci, si toglie qualsiasi autonomia di manovra, e soprattutto si taglia alla radice la possibilità di costruire un patto civile fra i cittadini amministrati e gli amministratori? Si ritiene forse di poter governare una città omettendo di costruire una reciproca relazione di responsabilità e di fiducia fra amministrati e amministratori? E come la si costruisce se non si hanno leve autonome per riscuotere da chi ha di più e spendere denaro secondo priorità trasparenti per poi renderne conto ai cittadini? Il fatto poi che  si prevedano pochi spiccioli per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego dopo 6 anni di blocco e una sentenza della Corte Costituzionale e quei pochi spiccioli li si fanno pagare ulteriormente al pubblico impiego con un altra stretta sul tourn over, rende  la scelta palese: è una scelta ostile ai beni comuni per favorire ancora di più una visione individuale dei possibili vantaggi siano essi dell’impresa che dei cittadini. Un film già visto e che non ha prodotto risultati apprezzabili. Io penso che alimentare individualismo ed egoismo nelle vene di questo paese può solo produrre danni, e siccome comunque sia è il mio paese spero solo di sbagliarmi.

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