IL DIALOGO PARLAMENTARE PUO’ FARE DI QUESTA LEGISLATURA UNA OPPORTUNITA’ PER LE AUTONOMIE LOCALI

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Le recenti elezioni politiche sono state davvero sconvolgenti. Se nel 1994 registravamo la scomparsa di tutti i partiti che avevano segnato 50 anni di vita repubblicana,  questa volta registriamo il drastico fine corsa dei soggetti nati dalla stagione che appunto si aprì in quell’anno: l’Ulivo/PD da un lato e Forza Italia /Pdl dall’altro. Questi soggetti potranno anche sopravvivere ma non saranno mai più gli stessi.

Sono elezioni dove la dimensione politica locale è apparsa sui grandi media  solo in occasione di un articolo sul Corriere della Sera a firma Ferruccio De Bortoli .

I responsabili politici locali  sono sembrati in questo contesto irrilevanti o strumento di disegni lontani dalla dimensione locale , afoni , per niente autonomi e per niente capaci di dare rappresentanza ai bisogni e alle paure dei loro amministrati.

Eppure mai elezioni sono state caratterizzate da un dato politico  tanto prevalente : il precipitato di fenomeni completamente avulsi dalla dimensione locale ma capaci di scaricare  i loro effetti nella dimensione strettissima del quartiere, del caseggiato, della famiglia, capaci di cambiare il modo dei pensare di cittadini depositari di una solida cultura democratica.

E’ in questa dimensione corta e a volte cortissima che si sono formate le volontà elettorali. E’ stato un voto concreto, una denuncia precisa verso un potere apparso indifferente e chiuso nelle sue logiche elitarie da un lato e dall’altro una domanda drammatica di protezione.

Non è un caso che  l’unico vecchio partito uscito vincente sia la Lega che più di altri ha saputo mantenere delle solide radici autonome, locali e regionali, nonostante il cambio di nome e di strategia. Lega che ha combattuto battaglie verso lo Stato Centrale, ha rivendicato autonomia a difesa del diritto locale di decidere nell’interesse ( sempre presunto) dei suoi concittadini delle proprie imprese, sui migranti, ma anche sulle banche locali; che ha sostenuto posizioni  apparentemente impopolari come la difesa delle province, oppure intrapreso  percorsi, passati nella prevalente indifferenza,  come quelli dei referendum di Veneto e Lombardia per la loro autonomia rafforzata.

Speculare e contrario l’atteggiamento del PD  che pure ha in pancia una tradizione, purtroppo tenuta ai margini, di cultura del governo locale. In questo caso la paura e la sofferenza dei più è  stata derubricata a egoismo oppure  a fatale danno collaterale di una globalizzazione incorreggibile  nei suoi tratti di fondo: Europa, Finanza, Mercati , Banche, Dumping sociale e dei diritti. Che la gente abbia detto NO, non  può sorprendere.  Che a questo stato tanto concreto e umano quanto per nulla ideologico e astratto abbiano saputo dare  risposte forze che non rientrano nella categoria della sinistra che avrebbe  dovuto avere gli attrezzi per  rappresentarla è  il vero segno dei tempi. Il vero dato politico.

Quanto è  legato questo dato all’abbandono da parte della sinistra del suo fattore territoriale, della sua cultura autonomista. Quanto è pesato il ridurre la dirigenza locale a megafoni,  lo schiacciamento sul governo centrale promosso sistematicamente anche dall’ANCI, il riferirsi nazionalmente solo alle città metropolitane,  la rinuncia alla battaglia per  l’ autonomia,  la sciagurata riforma delle province, la campagna contro le società pubbliche locali a favore dei grandi aggregati privati nazionali, per non dire delle cosiddette razionalizzazioni  in campo sanitario o della  sistematica distruzione della dimensione locale delle banche,  il sostanziale appiattimento sulla grande impresa rispetto alla piccola e media che è la vera identità imprenditoriale nazionale? A noi pare tantissimo.

Anche lo straordinario risultato dei 5Stelle, che pure non hanno una tradizionale cultura della autonomia locale  pur esprimendo responsabilità di governo locale molto importanti,  è invece molto legato ad una cultura della prossimità. Più democrazia diretta dal basso,  più aiuto pubblico, più pubblico nella vita sociale ed economica del paese a partire dalla pubblicità dei beni comuni,  più connessione attraverso la rete e la democrazia diretta, più lotta ai privilegi sfacciati di élite sconnesse dalla realtà.  La loro  sembra più una vittoria legata ad una affascinante azione di  ricerca che dovuta ad una chiara strategia di governo definita. Non è un caso che abbiano così trainato l’entusiasmo contagioso dei ragazzi e delle ragazze. Qualcuno ha anche ricordato che Casaleggio senior lavorò nella Ivrea di Olivetti, tutta la loro parabola odora  di comunitarismo a partire dal significato delle 5 Stelle: acqua pubblica, mobilità sostenibile, ambiente, connettivita’, sviluppo. Per non dire della loro proposta simbolo ovvero il reddito di cittadinanza.

Quindi in questo stato di crescente confusione, che può anche essere creativa,  è  possibile trovare un filo che renda utile il dialogo politico parlamentare a prescindere dalla collocazione rispetto al nuovo governo?

A noi pare di si:

1  Un nuovo protagonismo pubblico nella azione di protezione sociale e di sostegno ad uno sviluppo di tipo nuovo  passa per  una nuova assunzione di responsabilità in capo ad altrettante nuove classi dirigenti locali. La strategia dei bonus e del trasferimento in varie forme di risorse alle imprese non ha dato risultati soddisfacenti.

2 Una lettura schematica del voto ha collocato territorialmente  il successo dei 5stelle al Centro-Sud e quello della Lega/Centrodx  al  Nord. Si pone quindi il tema del governo ordinato di un bipolarismo che prima di essere politico è di tipo economico e sociale. Ovvero il  centralismo di ritorno che abbiamo vissuto negli ultimi 15 anni non risolve anzi aggrava la faglia Nord/Sud  perché finisce sempre per assecondare le parti forti del paese e quindi va coraggiosamente rovesciato. Stante così le cose il Nord ha ripreso a correre e la faglia si allargherà. La coraggiosa decisione da prendere è quella di dare al SUD strumenti e autonomia per reagire, per competere.

3 A seguito dei referendum sulla autonomia rafforzata tenutisi in  Veneto e Lombardia, il Governo ha sottoscritto  patti  con i governi regionali di  Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto. Fuori da una strategia complessiva regionalista e autonomista appena accennata qua sopra, questa scelta è semplicemente rischiosa. Se invece diventa una strategia complessiva per concordare con tutte le regioni ( meglio se in modo omogeneo per macro regioni) nuovi livelli di autonomia per responsabilizzare le classi dirigenti locali e dare loro strumenti nuovi per competere la cosa sarà molto utile.

4 Ridare dignità al governo locale, combattendo sprechi e privilegi ma riconoscendo il valore della legittimazione democratica che viene dalla partecipazione popolare alle scelte ( quanti convegni dimenticati abbiamo fatto sulla e-democracy senza dare loro alcun seguito?); uscire dal pasticcio creato con la riforma delle province: in questo senso la proposta della Lega è più convincente di quella del tutto superficiale dei 5Stelle.

5 Un grande lavoro sui beni comuni che vanno sottratti alle logiche del mercato, e leva su di essi per rigenerare parti significative delle periferie urbane. Anche a Roma recentemente ben 113 associazioni si sono mosse per un “Regolamento per la collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura, la rigenerazione e la gestione in forma condivisa dei beni comuni”

6 rinnovare e difendere il modello economico italiano che ha al centro il lavoro con una forte azione convergente fra governi locali e università.

 

Sono solo punti di un auspicabile dialogo fra Lega/cdx da un lato e 5 Stelle dall’altro che assieme rappresentano oltre il 50% dell’elettorato e rendere utile il confronto parlamentare che  una legge elettorale prevalentemente proporzionale è tornata a valorizzare. Sono temi che parlano anche al grande sconfitto, il polo di centro-sx,  che proprio da una svolta su questi temi può tentare una sua non facile ricostruzione. Nulla è  scontato ma non vi sono  altre strade rispetto al dialogo e sarebbe bene che non fosse solo un dialogo sugli assetti di potere. Chi si alleerà con chi non è  affatto indifferente. Chi si estranierà dal valore fondante di questa competizione/collaborazione sarà artefice della propria irrilevanza.

 

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